Io & Sarenco ©




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6.02.2017
6.02.2018

Non ci rivedremo mai più su questa terra ed il cielo è troppo angusto per contenerti. 
Ho sentito la tua mano diventare rigida e fredda, ma non abbiamo conosciuto il disincanto.
Sarebbe arrivato, poi? Non credo, ne dubitavamo fortemente.
Eravamo pronti a fare ancora molta strada insieme, quella strada che adesso continuo a fare da sola, voltandomi ogni spesso indietro per vederti con gli occhi del ricordo. A volte rido, a volte piango, a volte mi scopro a fare lunghi monologhi, a volte, come adesso, brindo a te, perché da te una donna non può uscire indenne: rimane marchiata a vita. Porta ricordi intensi, proprio come me. Ed io ne sono uscita più delirante e più irriverente del solito, con un’ ansia febbrile di lavorare alla catena di montaggio delle parole perché, grazie a te, la mia malattia mentale è aumentata in maniera esponenziale. Sono irrecuperabile, per fortuna, e ormai fuori gioco per cercarmi un lavoro serio. Il mio studio si è trasformato in una fabbrica e, “come ogni cinese che si rispetti”, come dicevi tu, presto ricomincerò con i miei turni notturni, con la sigaretta in bocca e con la mia tuta blu. Non cederò di un passo, come promesso. La poesia visiva ha il compito di sabotare culturalmente, provocare ed agire, riattivando una reale opposizione in un paese culturalmente alla deriva, pieno di artisti V.I.P., parassiti, dormienti, corretti&corrotti, senza idee e/o con un topo in terapia intensiva nel cervello. Avevi ragione anche su questo, come al solito, ed era uno dei tanti motivi per cui molti temevano la tua onestà intellettuale e la tua straordinaria intelligenza. Tutte doti, queste, che derivavano da una profonda umanità, sensibilità, esperienze di vita e rispetto per i punti di vista degli altri, al di là delle battute al vetriolo che eri solito fare. Rifiutavi di giudicare le scelte altrui, ma avevi le tue idee, le portavi avanti con coraggio ed eri irremovibile. Hai vissuto intensamente, hai osato, rischiato, vinto e perso. Ho conosciuto e frequentato molti artisti in vita mia, ma eri senza dubbio il più testardo, tenace, il più impulsivo di tutti. E anche il più ironico e autoironico. Hai lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte e nel mio cuore.
Ciao, Poeta d’attacco e d’irruente purezza, unico e insostituibile, ciao amore mio adorato, ciao!
Sei sempre stato un uomo libero e da uomo libero continuerai a girare per il mondo.
Ogni tanto ricordati di venire a farmi visita nel sogno.
On se souvient de Sarenco la nuit en traversant notre nostalgie.

Madame Sarenco fiera di Sarenco



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foto di Elena Marini



 
MANIFESTO PER I MIEI CARI AMICI POETI
Cari amici poeti,ubriaconi e lesti di mano,
imbroglioni e gaglioffi,
potenziali assassini, adulteri,
anarchici e turbolenti,
stronzi quanto basta,
forieri di buona novella,
stranieri in casa propria,
francesi e tedeschi,
italiani e americani,
belgi e spagnoli,
ricchi e poveri,
semiricchi e poveri,
scemi e poveri,
semipoveri e ricchi,
semipoveri e scemi,
ricchi e scemi,
pieni di buona volontà,
scrittori incalliti,
poeti fottuti,
arrestati appena l’altro ieri
per schiamazzi notturni,
condannati dal giudice popolare
senza condizionale,
rotti in culo e cornuti,
amatori superficiali,
dongiovanni senza speranza
di successo,
scialacquatori di sostanze
altrui dato che le proprie
più non esistono,
cacciatori di frodo,
bevitori di vini
a denominazione
di origine controllata,
mangiatori di ostriche,
pescatori di perle,
sollevatori di popoli,
sommozzatori,
atei irreprensibili,
mangiatori di preti,
leccatori di fica,
giocatori di tennis,
alpinisti,
scrittori diversi,
buffoni impenitenti,
politici mancati
pieni di macchia e di paura,
cani sciolti,
cavalli imbizzarriti,
tecnofobi e fedifraghi,
allevatori di bestiame,
conduttori di autocarri,
ladri e spie,
generosi delinquenti,
antimilitaristi e provocatori,
ecologi laureati,
boscaioli e cercatori di funghi,
polemisti senza dialettica,
dialettici senza polemica,
letterati lebbrosi,
fumatori drogati,
proprietari immobiliari,
la vostra poesia è dotata
di lingua biforcuta,
visi pallidi e massacratori di indiani,
soggetti televisivi,
vibratori umani,
catalizzatori imperfetti,
poeti a corto circuito,
caffeinomani instabili,
la vostra poesia vuole essere
dappertutto, occupare tutti gli spazi
plausibili e quelli recintati,
infangatori della pubblica morale,
delatori,
letterati pentiti,
filosofi bocciati,
studiosi mancati,
universitari stravolti,
mercanti nel Tempio,
dirigenti nel Palazzo,
fiancheggiatori infedeli,
la vostra poesia è quella
dei franchi tiratori,
pronti a buttare polpette avvelenate
ai cani da guardia
e rose ai cannoni,
cantori mendicanti
un briciolo di successo
che poi non vi basta,
usate la voce come fosse
uno strumento e la penna
come la bacchetta del direttore d’orchestra,
lo spazio bianco della pagina
come fosse dio,
i giorni come fossero mesi
e i mesi come fossero anni
e la vita come fosse l’eternità.
Miei cari amici poeti,
voi non capite il gioco sociale
e nemmeno che il silenzio dell’arte
è spesso più importante della parola
e del vostro verso.
Parlate di rivolte e di rivoluzioni,
di guerre e paci contrattate,
firmate manifesti imbecilli
dove nulla cambia se non il passare
inesorabile del tempo che cancella
le vostre tracce,
anche se voi non siete d’accordo.
Di questi tempi avete ancora il coraggio
di parlare di progresso senza arrossire
e l’avventura non è che un momento
del puro quotidiano.
Miei cari amici poeti:
non siete fatti per la storia
che ha le sue regole e le sue esigenze,
non siete fatti per l’amore
che ha le sue convenzioni,
non siete fatti per il popolo,
che ha le sue ragioni.
Potreste invocare le muse spietate
sorde al richiamo della poesia
da quando l’ultimo poeta
si è tolto la vita invano
sulle barricate della gloria.
Tante volte penso che stiate bene morti
e spesso voglio udire la vostra voce
al di sopra delle altre
che copra il brusio degli imbecilli
che circolano impuniti.
Miei cari amici poeti,
abbiamo solo bisogno di cure primaverili
per la nostra bellezza.
Non rimpiangiamo i nostri anni,
non li abbiamo vissuti:
eravamo degli dei.
Un po’ di charme, un po’ di follia
per la nostra poesia.
Miei cari amici poeti, io sono come voi.
(Sarenco)
foto di Elena Marini